Lug 30

EMINEM ITALY 2018 – Molto più che un concerto

Ormai mi ero convinta che non sarebbe mai successo. Me n’ero fatta una ragione, così vanno le cose. E infatti nel 2013 ho preso la valigia e sono volata a Parigi per vedermelo. Se la montagna non va da Maometto, allora Maometto va dalla montagna. E così è stato. Ecco perchè l’annuncio di una data italiana di Eminem ha fatto così tanto scalpore: nessuno ormai se lo aspettava più. Ed ecco anche perché, mi dovrete perdonare: tenterò di raccontarvi questo concerto che ormai è già entrato nella storia del nostro paese nel modo più oggettivo possibile, senza lasciarmi andare ad inutili sentimentalismi e senza farmi prendere troppo dall’emozione, ma non vi posso promettere nulla. D’altronde lo aspettavo da “solo” 15 anni.

La giornata è stata una delle più calde che la mia memoria possa ricordare. Non ero neanche uscita dalla doccia che già sudavo. Mi sono fatta il segno della croce, pensando che erano solo le 8 di mattina e che sarei dovuta stare fuori almeno altre 15 ore, in mezzo a una marea di gente, in piedi, con solo la protezione solare a coprirmi da quel Sole che aveva deciso di ucciderci tutti. E’ stata un’attesa estenuante. Live Nation ha fatto sì che le file per l’apertura delle porte fossero poste proprio nel punto più lontano del decumano senza alcun tipo di copertura. Ma d’altronde siamo in Italia, cosa volete, niente a che vedere con l’estero, è già buona che siano riusciti a chiudere una data così grossa e aver preparato il palco in tempo, non devo stupirmi se i disservizi e l’organizzazione siano stati tra i peggiori mai visti.

Nonostante questo, le ore sono passate, e gli artisti hanno iniziato a succedersi sul palco: prima Royce Da 5’ 9’’, che ha finalmente mostrato agli italiani (troppo poco abituati a questi rapper) il significato delle parole flow, delivery e lyricism; poi è stato il turno dei Prophets of Rage, che nonostante l’età sono stati in grado di esibire un’energia incredibile. Infine, alle 21.30, il tempo si è fermato: le luci si abbassano, la folla capisce, iniziano le urla. Un video sugli screen parte e poco dopo il telo bianco che copriva il palco cade, lasciando posto al Rap God: Eminem.

Sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla risposta del pubblico italiano: un’energia incredibile si è sprigionata quella notte, e ciò ha reso il live ancora più entusiasmante ancora più bello. Gli stessi Eminem e Mr. Porter (sua spalla sul palco, produttore e storico membro dei D12) han mostrato incredulità di fronte al mare di persone che intonavano insieme Sing For The Moment, come un’unica voce – chissà che si dice di noi italiani all’estero a sto punto.

Marshall, dal canto suo, si è mostrato in forma e decisamente in sintonia con il suo pubblico: tante sono state le interazioni con noi ed è forse questa la cosa che si ricorda con più nostalgia di questo concerto. Epico il momento in cui la folla in preda al delirio, durante una pausa, ha iniziato a intonare cori (immancabile il “Po-po-po”, vero marchio di fabbrica italiano ai live): il rapper di Detroit rimane spiazzato ed esclama “Non so cosa cazzo sia ma mi piace!”. L’ovazione però si protrae a lungo e quindi a una certa, in modo sempre scherzoso, alza le mani e chiede “Yo, qualcuno vuole sentire la prossima canzone o fanculo, chissenefrega?”. The show must go on.

La scaletta, la solita che presenta ormai da anni con solo l’aggiunta dei singoli di Revival, ha fatto la gioia di  un po’ tutti: anche lui stesso ha mostrato di essere consapevole del poco appeal del suo ultimo disco sui fan, ed è stato perciò sensato calibrare nel modo giusto il vecchio repertorio e il nuovo. A chiudere lo show una perfomance stellare di “Lose Yourself” che ha fatto scendere le lacrime o venire i brividi anche a coloro che fino a quel momento erano riusciti a rimanere impassibili: perché certe canzoni hanno attraversato, volenti o nolenti, la vita di tutti, presenti e non, rimanendo immortali nel tempo. Le note del piano che preannunciano l’ingresso dell’artista per l’ultima volta sono le stesse che da ragazzini, chiusi in una camera con le cuffie e il lettore CD a palla, ascoltavamo sognando un giorno anche noi la nostra rivincita, la resa dei conti, la battaglia finale. Quelle note però, risentite dal vivo, hanno decisamente fatto un altro effetto.

Photos from Eminem’s performance at Italy’s Area Expo Milano.  Photos by Jeremy Deputat.

E così, come è arrivato, dopo aver ringraziato, Eminem sparisce: chissà se tornerà, chissà se ci sarà un altro disco, chissà se l’Italia lo ha sorpreso. “Siete stati tra i migliori della mia intera carriera, davvero”. Che sia vero o no, poco importa: l’Italia ha avuto l’occasione finalmente di ospitare l’artista più influente dell’ultimo decennio, oltre che il rapper più forte al mondo. E in un momento in cui i live si riempiono di autotune, di “skrtt skrttt” e di hit di una estate e via, è importante ricordare a tutti cosa sia il Rap. La messa è finita, il Rap God vi da la sua benedizione, andate tutti in pace.

Fede Shady

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