Gen 29

Heart’s On Fire…Ancora!: CREED II

Io ti spiezzo in due!

Queste furono le immortali e tamarre parole che spedirono Ivan Drago (Dolph Lundgren) nell’Olimpo dei cattivi anni ’80 e che sancirono il successo di “Rocky IV”, il capitolo più “politico” della saga con protagonista Rocky Balboa.

Tanti anni sono passati da allora. Il mondo è cambiato e il cinema americano pure.

Quello che era un film sportivo che tentava di impartire un messaggio di pace in tempi di Guerra Fredda, oggi è un simpatico rimasuglio di un modo di fare cinema che, nel Bene e nel Male, non esiste più.

Certe cose però non invecchiano mai e una di queste è sicuramente il valore di Rocky Balboa.

Perché lo Stallone Italiano, a differenza di altri personaggi interpretati di Sylvester Stallone (compreso l’altrettanto popolare John Rambo), conserva ancora oggi una vasta schiera di affezionati spettatori? Io credo che il motivo si trovi nella sua essenza: Rocky è il campione dei perdenti. Un uomo di tutti i giorni, grosso e non particolarmente dotto ma simpatico e dotato di un cuore grande come una casa. Un personaggio con cui è facile identificarsi e che si tifa non solo volentieri ma anche con grande trasporto. Soprattutto di fronte al coraggio che dimostra ogni volta che deve rialzarsi da una situazione che lo mette, temporaneamente, al tappeto.

Come però accennavo prima, i tempi sono cambiati. Un tipo come Rocky non è sufficiente per riportare al cinema una delle saghe sportive cinematografiche più amate e celebrate di sempre. Il buon vecchio Sly lo deve aver capito fin troppo bene ed ecco che nel 2015 viene rispolverato il mondo di Balboa ma utilizzando una strada insidiosa: quella dello spin-off.

“Creed” di Ryan Coogler non è infatti un film su Rocky. Non del tutto almeno poiché l’ex campione diventa l’allenatore e il mentore del giovane Adonis (Michael B. Jordan), figlio di quell’Apollo Creed che prima affrontò e poi allenò lo stesso Rocky.

Tale legame non è stato solo fondamentale per la riuscita del film di Coogler ma si rivela anche fondamentale per questo secondo capitolo che si ricollega direttamente a uno degli eventi cruciali della storia di Rocky: la morte di Apollo per mano del sovietico Ivan Drago.

Adonis e Rocky si ritrovano così a dover affrontare uno scontro fondamentale per chiudere un capitolo del passato e lanciarsi verso un futuro promettente.

Andare oltre con la sinossi sarebbe inutile poiché “Creed II” segue essenzialmente la classica struttura di un film su Rocky, diventando sì un omaggio dichiarato al quarto capitolo ma non giocando con il fan service becero per concentrarsi soprattutto sui personaggi. Esemplare è proprio il caso di Drago, rimasto minaccioso e spietato come allora ma ora leggermente più sfaccettato (sicuramente lontano dallo stereotipo datato e ridicolo dell’ 85).

L’attenzione degli spettatori rimane comunque su di lui: Adonis “Donnie” Creed. Se Rocky era un puro di cuore dall’animo modesto e la forza di un leone, Donnie è una bomba pronta a esplodere a causa del proprio impulsivo orgoglio. Una testa calda che vuole mostrare il proprio valore al mondo ma che, proprio come la sua anziana guida, anela a una vita normale con la sua amata Bianca (Tessa Thompson) e una figlia in arrivo. Che la sfida del figlio di Drago (Florian Munteanu) sia l’occasione per far comprendere ad Adonis le sue priorità?

“Creed II” rispetta tutti i canoni della saga di Rocky e lo fa anche bene. Steven Carple Jr. non avrà lo stesso talento di Coogler ma se la cava riuscendo ad elevare la tipica enfasi della boxe al cinema con una buona attenzione sui personaggi, mai troppo banali. E bisogna ammettere che il film di Carple Jr. funziona anche come presunto addio di Balboa ai suoi fedeli spettatori che ancora oggi canticchiano il mitico tema musicale di Bill Conti o “Eye of the Tiger”. E che, anche solo per un attimo, sono saliti su una scalinata di corsa e credendosi i padroni del mondo!

Rocky lo è stato un tempo e adesso è il turno di Adonis Creed.

Recensione a cura di MICHELE ALBERIO  per Sneezy Magazine.

Sneezy

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