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Kamikaze: Shady’s revenge

Eminem si è rotto i coglioni. E meno male: quando Eminem si rompe i coglioni va, ne prende un paio nuovi e li tira finalmente fuori. Il risultato è “Kamikaze”. Come un fulmine a ciel sereno, Marshall butta fuori a sorpresa un album composto da solo 13 tracce (sorprendentemente corto per lui), senza promo, senza annunci, senza singoli. Lo fa così a caso e il risultato è eccezionale. Il disco si presenta quasi come un flusso di coscienza, anzi, come un mare in tempesta che si riversa sulla terra ferma. Scordatevi il rapper che negli ultimi anni avete sentito, quello che si era calmato, che si era rassegnato, che duetta con Ed-Sheeran: questo è Slim Shady. La parte oscura di Em che è dovuta uscire fuori per riversare tutto il suo odio e la sua frustrazione di questi ultimi mesi, creando un lavoro innovativo sia nelle tematiche che nel sound.

Basta piangersi addosso, basta sentirsi incompreso, basta lavare i panni sporchi della famiglia fuori casa; il progetto si presenta come un lungo dissing sull’Hip Hop moderno. O meglio: dopo che tutti si sono permessi di parlare male di “Revival”, di dire che Marshall fosse finito, ora “forse è il momento che io dica qualcosa riguardo a loro” come decreta all’inizio del brano “Fall”. Come dargli torto: Eminem in questi brani tira fuori un argomento molto spinoso che è giusto dover affrontare ora. Non c’è nulla di male se ti vuoi ascoltare Lil “qualcosa”, fallo. Ma non venire poi a sputare merda su liricisti che hanno fatto la storia, non solo del genere ma della musica. Troppo spesso (soprattutto in Italia dove la moda di ascoltare il rapper che dice la cosa più stupida o che chiude meno rime o che va fuori tempo sembra essere diventato un vero e proprio sport nazionale) si confonde la reale bravura con il gusto personale. Troppo spesso si mette tutto nello stesso calderone, come se la roba che fa Lil Yatchy sia la stessa prodotta da Tech N9ne. Troppo spesso oggi ci si sente giustificati nel non avere cultura, nel non portare rispetto, nel non sapere nulla. La cosa potrebbe andare anche bene, se non ci si permettesse di parlare di Hip Hop però. Non puoi permetterti di parlare di Hip Hop, di Rap, di mettere bocca sul’operato di Eminem o di K-Dot o chi per lui se non sai cosa sia il freestyle. Se non hai conoscenza di ciò che c’è stato prima. Se non riesci più a scindere la musica da intrattenimento a quella ragionata. Tutti oggi si permettono di rappare, ma pochi si concedono il lusso di ascoltare. Difficile per chi è cresciuto in un’era come quella di Eminem accettare di essere messi da parte perché si è “troppo bravi”.

Ciò comunque non toglie che Eminem ha pubblicato dischi poco convincenti negli ultimi anni, soprattutto per quanto riguarda “Revival”, che ha rappresentato il vero flop della sua carriera: troppo lontano da ciò che rappresenta, troppo lontano dal vero Marshall e più vicino a quell’ambiente bianco e discografico che poco c’entra con il rap. A pochi è piaciuto: e meno male, perché ciò ha portato frustrazione nell’artista che gli ha permesso di incazzarsi e esprimersi liberamente come una volta. Come in “Stepping Stone” dove finalmente Em parla del suo rapporto con i D12, della loro separazione e della necessità di chiedere scusa.

Altro elemento di novità del disco sono i flow e i beat usati: molte canzoni richiamano i grossi successi dell’Hip Hop odierno, come in “Not Alike”, brano ricalcato su “Look Alive”, dove Marshall si diletta a trappare come Drake mentre dissa apertamente Machine Gun Kelly; con il rapper bianco di Houston imbastisce una vera e propria faida a causa degli apprezzamenti che quest’ultimo ha espresso liberamente su Hailie, la figlia di Em, e si sa, guai a nominare un membro della famiglia Mathers, ti ritrovi insulti su disco a vita.

Il disco è interamente curato dallo stesso Marshall in coppia ancora una volta, come ai vecchi tempi, con Dr. Dre e si sente. Presenti sul disco anche Mike Will Made It, in diverse produzioni, e diversi artisti, da Royce Da 5’ 9’’ (immancabile) a Joyner Lucas.

La svolta presa dall’autore di “Stan” sembra finalmente quella giusta: noi fan speriamo che possa continuare su questa scia, abbandonando definitivamente il vecchio percorso intrapreso con Revival per camminare verso questa nuova consapevolezza di sé e tenacia nel difendere i propri ideali.

P.s. ATTENZIONE: non è confermato che Eminem abbia dissato Drake. Oltre a non menzionarlo, e oltre ad aver usato una sua canzone (in “Not Alike”), “Fall” parla di come questi nuovi rappers “il minuto dopo prendono lo stile dai Migos, poi copiano Drake”. Inoltre ricordiamo come Eminem e Drizzy abbiano non solo collaborato insieme, ma anche perfomato ai rispettivi live più volte.

P.p.s.: Tempestiva la risposta del manager di Eminem che ha scritto su Twitter: “Eminem non sta dissando Drake. Finitela”. Come avevamo previsto

Fede Shady

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